Anchise PICCHI

Scultura

 

"Michelangelo in tutte le sue composizioni di figure raggiunge quella grandiosità incomparabile e quel movimento, ormai noti, che sono le caratteristiche della sua arte, facendo alcune parti più lunghe, altre più corte (per es. gli arti), in certi punti più grosse, in altri più piccole del vero. E' da questo contrasto delle proporzioni che deriva la grandiosità delle sue figure. Dà poi a tutto l'insieme ed ai particolari (muscoli, dita, capelli, occhi, ecc.) il massimo movimento possibile, condotto però con ritmo ed armonia, con forti contrasti di sporgenze e rientranze, di luci e di ombre, ed ha così il massimo rilievo possibile. Tutto è vivo, vario, agitato... " (A. Picchi)

(A sinistra in alto: A. Picchi - bassorilievo in gesso dorato, cm 29x37, 1948 - Dall'Adamo di Michelangelo - Cappella Sistina, Vaticano, Roma)

Adamo

 

 

 

Testa di vecchio

Le poche sculture di Anchise Picchi

Anchise Picchi proviene, come lui ama dire, dalla scultura. Pur avendo, fin dalla tenera età, avvertito fortissimamente il richiamo del disegno, v'è stato un primo periodo in cui la scultura fu la sua prevalente attività. Erano gli anni precedenti la Seconda Guerra Mondiale e quelli tragici del conflitto, quando l'artista aveva tra i 20 e i 35 anni. Il suo ben attrezzato studio di scultura, a Collesalvetti, messo su con tanti sacrifici e da poco, viene devastato e completamente distrutto al passaggio del fronte: opere, attrezzature, addirittura gli infissi... Il giovane artista ne riceve un dolore così profondo che, praticamente, cessa quell'attività tanto amata e si dedica quasi esclusivamente alla pittura, peraltro mai abbandonata del tutto. Realizza però, con il solo aiuto di un affilatissimo temperino, ancora un'ultima opera: una bella testa in legno di frassino per l'amico Luigi Gioli, ricevendone in cambio un pregevole dipinto d' una fiera in maremma. Solo in epoca più tarda, subito dopo il periodo livornese, riprende l'attività scultoria, avendo ora a disposizione i locali spaziosi della sua nuova casa a Collesalvetti. Vedono così la luce diverse opere, in bronzo, legno, gesso dorato e ceramica. Alcune di queste vengono qui di seguito mostrate.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 
 
 
           
 
Quando l'uomo, molto tempo prima della nascita della scrittura, affidò i propri pensieri a dei semplici segni tracciati sulla sabbia, comprese che altri, in quei segni, potevano riconoscersi, condividendo con lui sogni ed emozioni. Consapevole della forza evocativa del segno incise allora la roccia, portando le sue figure e i suoi simboli nel buio delle caverne, consegnandoli al tempo perché potessero trasmettere il suo bisogno di comunicare, la sua costante necessità di non sentirsi solo nelle difficoltà e nel dolore della vita, nell'irrisolto perché dell'esistere… ( Anchise Picchi)
 
     
 

Riflessioni

L'uomo ha tre modi per interpretare e indagare la realtà, per cercare di attingere una scintilla di verità: la scienza , l'arte , il sentimento mistico del mondo . La scienza osserva, analizza, deduce, formalizza, costruisce teorie e algoritmi che poi consegna alla tecnica che può, così, adattare l'ambiente ai bisogni materiali. L'arte guarda la natura e, attraverso l'immaginazione e il sentimento la ricrea, la muta, la supera, proponendola nuova, immergendola in una dimensione che va oltre il reale, spesso al di là della ragione e della ragionevolezza, nel regno della metafisica, dove modelli ideali sono posti a base della ri-costruzione fantastica del mondo, acquistando vita propria, divenendo parte fondamentale della realtà che ci circonda. Il sentimento mistico è, dei tre, quello più primitivo, caratteristico dei santi e degli asceti, degli artisti più veri, dei primitivi e dei poeti. Attraverso quello il Tutto appare come un organismo coerente e coeso, perfettamente accessibile allo spirito. Nell'intensità del sentimento mistico l'animo si eleva in dimensioni sconosciute, che conducono sovente l'individuo ad uscire da sé, lo isolano, recidendo i legami con gli altri, per porlo in perfetto, diretto, solitario contatto con l'essenza più profonda e nascosta delle cose e del cosmo. Queste tre “possibilità” di comprensione della realtà si integrano e si completano a vicenda; spesso si scambiano e sfumano l'una nell'altra. Così esiste una bellezza - non solo formale - della scienza, della fisica e della matematica, così come esiste una scienza dell'arte e una matematica della musica; e l'arte medesima, così come del resto la scienza, ha un suo aspetto mistico e il mistico è, sovente, artista perché percepisce e intuisce là dove altri restano indifferenti, proprio come lo scienziato che vede di colpo una via che gli apre le porte d'una nuova teoria… L'uomo, nel processo evolutivo che ancora gli resta, riuscirà ad essere tanto più “umano” quanto più vorrà essere, contemporaneamente, scienziato, artista e santo, cioè quanto più saprà accogliere e suscitare dentro di sé, con armonia ed equilibrio, queste tre fondamentali maniere per tentare di cogliere il significato sfuggente di sé stesso e del mondo. Essenziale, per questo, l'educazione al bello e al rispetto della vita, in tutte le sue forme. ( Anchise Picchi)

 

 

 

 

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L'artista al lavoro

Anchise Picchi al lavoro nel 2002, all'età di 91 anni. Sta modellando in creta la lunetta con i due Putti che viene presentata realizzata nel gruppo delle sculture della presente pagina

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Ritratto di Pietro Annigoni

A. Picchi - Ritratto di Pietro Annigoni, bassorilievo in legno di noce, cm 71x58, 1974

 

Architrave caninetto parte 1°

 

A. Picchi - Frontone per un caminetto (1° parte), bassorilievo in legno di noce, cm 25x75, 1971/1972

 

Architrave per caminetto parte 2°

 

A. Picchi - Frontone per un caminetto (2° parte), basssorilievo in legno di noce, cm 25x75, 1971/1972